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​Sono una illustratrice e textile storyteller. Mi occupo di progettare e realizzare narrazioni

visive su superfici tessili.


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02/09/2016, 18:59

colore, newton, arte,



Che-colore-vedi?


 Il colore è uno degli argomenti più affascinanti da trattare. Siamo circondati da colori e fin dall’antichità li abbiamo utilizzati per dipingere chiese e per tingere i nostri indumenti.



Non molto tempo fa sono stata invitata ad un seminario di tinture per il settore tessile, e mentre si discuteva sul controllo qualità applicato alla successiva tintura, si aprì un dibattito alquanto interessante. 

La questione era: perché il 90% delle volte il colore non viene mai perfettamente identico al campione originale approvato dal cliente? A sentir discutere quei due egregi professionisti ho pensato che è lo stesso problema che riscontro personalmente a lavoro, e con un leggero compiacimento ho pensato a quanti altri professionisti ogni giorno giocano e litigano con i colori. 

La discussione proseguì per un buon quarto d’ora, alla fine del quale i due si trovarono d’accordo nello stabilire che a causa della differente rifrazione della luce, un certo colore poteva essere osservato bene solo con la luce perfetta di un dato specifico giorno in tutto l’anno: il 21 Marzo, salvo precipitazioni. Tutti i restanti giorni non ci resta che abbracciare una lampada che imiti la luce solare.

Tornando a casa mi chiesi perché non tutti percepiamo un dato colore nello stesso modo, è davvero una questione soggettiva?

Per noi oggi è facile disporre di infiniti colori e discutere su quanto cyan aggiungere o togliere ad un determinato colore. Invece un tempo i colori erano ritenuti rari e preziosi in quanto difficili da reperire (questo perché si ricavavano da minerali, piccoli insetti e arbusti). Perciò all’epoca la gamma cromatica del colore era molto più limitata rispetto ad oggi in cui possiamo avere infinite varianti di tonalità, luminosità e saturazione. Questo ci ha permesso fin da piccoli di interfacciarci con una grande varietà di colori e, forse, potremmo aver sviluppato una sensibilità visiva maggiore rispetto a un nostro antenato. 

Un altro aspetto importante è la consapevolezza che il colore cambia in base alla luce. Perciò uno stesso colore sarà percepito diversamente a seconda dell’ora del giorno in cui lo guardiamo e in base al tipo di luce a cui è sottoposto.

Interessante è sapere che il colore, non venne mai scientificamente studiato prima del 1672 con l’intuizione del fisico inglese Isaac Newton. 
Newton fra i suoi molteplici studi, si occupò anche della luce. Fu grazie all’acquisto di un prisma (oggetto ritenuto un gioco per l’epoca), che iniziò una serie di studi sulla luce e sulla sua rifrazione. Da questi, notò come il raggio di luce riflesso nel prisma si scomponeva in sette differenti colori. 

La spiegazione scientifica sta nel fatto che ogni elemento esistente è in grado di assorbire una certa parte delle onde luminose, e respingerne un’altra; rendendo perciò visibile il colore corrispondente a quell’unica onda. Ad esempio un oggetto ai nostri occhi sembrerà verde, perché avrà assorbito tutti i colori tranne uno: il verde. Conseguentemente, il bianco essendo la somma di tutti i colori, rifletterà tutte le onde luminose, mentre il nero, rappresentando l’assenza di colore, le assorbirà tutte (questa è una delle ragioni che spinge molti a sostenere "non colori" sia il bianco che il nero).

Perciò potremmo, per assurdo, pensare che i colori non sono altro che un inganno visivo, una magia visibile solo finché ci sarà luce. Allora, l’affermazione "i colori sono vita", non risulterà più solo un modo di dire, se pensiamo che nessun altro pianeta a noi conosciuto ha una varietà di colori simile al nostro. 

Vi saluto, sapendo di non aver davvero risposto alla nostra domanda, ma soprattutto pensando ai colori come a delle entità viventi dotate di personalità, energia e capaci di nutrirsi di luce solare. Delle figure mitologiche di ogni tempo ed epoca, in grado di trasformarsi rendendo labile il confine tra percezione e realtà.

01/04/2016, 21:41

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Armani-Silos:-Un-luogo-senza-tempo
Armani-Silos:-Un-luogo-senza-tempo
Armani-Silos:-Un-luogo-senza-tempo


 Armani Silos e l’attualità dei suoi abiti Nel cuore di Milano c’è uno dei tesori del XXI secolo voluto e istituito da Re Giorgio. Sono andata a visitarlo e ne sono rimasta entusiasta dalla capacità di questo stilista di rendere i suoi abiti senza tem



Questo museo nasce nel 2015 e prende il nome di Silos, infatti come spiega il suo fondatore "Ho scelto di chiamarlo Silos perchè lì venivano conservate le granaglie, materiale per vivere. E, così come il cibo, anche il vestire serve per vivere", il Silos in effetti è un vero e proprio "granaio della moda" si pensi infatti che ospita ben 600 abiti e 200 accessori dal 1980 a oggi.


Le collezioni non sono suddivise secondo un criterio cronologico, bensì per aree tematiche che, hanno ispirato e, ispirano tutt’oggi Re Giorgio.  Ma la cosa che colpisce davvero è vedere  un abito degli anni ’80 accanto ad uno dei primi anni del 2000 e non percepirlo retrò. 

Oggi  voglio focalizzarmi su una giacca della collezione A/I 1992. Questa giacca sfiancata e dal taglio elegante  ha un collo applicato, in contrasto, con sagomati due lembi di papillon. Un’assoluta novità per quegli anni, ma del tutto attuale oggigiorno. Questo  perchè, questa giacca, evidenzia una sensualità sofisticata e mascolina, in grado di vestire una donna forte e sicura di sè,  tanto da non aver bisogno di evidenziare la sua femminilità al mondo, ma lasciando che siano gli osservatori più acuti a ritrovarla nei dettagli. 

Il Silos si trova in via Bergognone, 40 (Mi) vi invito ad andare a visitarlo e vi do anche un’altra ragione per farlo: l’ultimo piano prende il nome di Luce ed oltre ad ospitare abiti indossati da star internazionali, vi permette di trovare un archivio digitale della casa di moda con tavoli touch e postazioni PC. 

Vi lascio in calce il link e vi allego due immagini tratte dal catalogo "Eccentrico" in vendita all’ingresso

29/10/2015, 15:50

costume, nefertiti, moda, twillfashionlab,



Antico-Egitto:-La-regina-Nefertiti-


 La cultura egizia ha influenzato notevolmente il mondo dell’arte e della moda a partire dagli anni ’20, fino ai giorni nostri, perciò Twill Fashion Lab ha deciso di dedicare un focus alla regina Nefertiti.



Nefertiti (Tebe, 1366 a.C. - Amarna,n1338 a.C.),  donna  di grande abilità politica e bellezza indiscussa (il suo nome infatti significa "la bella è arrivata"), si ritiene abbia influenzato la moda dell’epoca. Infatti  sebbene lo stile dell’Antico Egitto rimane  simile per secoli, è proprio con la regina Nefertiti (durante la 18esima dinastia) che si assiste a una manifattura più complessa ed elaborata, soprattutto per quanto riguarda i drappeggi. 

La regina  viene rappresentata  con lunghe tuniche molto fini e plissettate,  una  vera e propria alternativa al tradizionale Kalasiris per l’epoca,  e che contraddistinguerà tutto il Nuovo Regno. La particolarità di queste tuniche  è data dalla moltitudine di pieghe e dalla loro complessità, qui il tessuto è infatti raccolto e trattenuto all’altezza del seno creando un caratteristico abito a vita alta che talvolta poteva essere provvisto di maniche. Il lino viene rappresentato morbido e fine, quasi trasparente, ma in realtà è solo uno stratagemma raffigurativo per esaltare la silhouette fertile e formosa come prevedeva il canone estetico del tempo. 

Curiosità: Perché gli egiziani vestono  sempre di bianco? 

La ragione per cui gli indumenti sono  sempre bianchi, è molto semplice,  il lino (unica fibra utilizzata nella produzione di indumenti)  mal si sottoponeva a operazioni di tintura, perciò era buon costume indossare gioielli vistosi e molto colorati. 

I gioielli raffiguravano animali sacri, elementi naturali (come fiori, palmette,..) e motivi decorativi tradizionali, ed erano  realizzati con le migliori pietre fra cui il lapislazuli, l’ametista, il turchese, il quarzo e molti altri. Per quanto riguarda i metalli preziosi, possiamo dire che si usava moltissimo l’oro, importato dalla Nubia (l’attuale Etiopia) e poche volte l’argento inquanto più raro e difficile da reperire.


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