papavero
illustratrice

Contattami ora

Collezioni

Chi Sono

40
12
26

Il Nostro Menù

+39 347 53 41 935

​info@chiaradinuzzo.com

 

 

​Sono una illustratrice e textile storyteller. Mi occupo di progettare e realizzare narrazioni

visive su superfici tessili.


facebook
twitter
youtube
instagram
29/11/2017, 19:00

storytelling, storyteller, imprenditori 2.0, aziende, moda, branding, marketing, comunicazione, professionisti, Helga Ogliari, Giovanni Dalla Bona, Bergamo, evento, formazione, workshop, Bergamo Sviluppo,



Personal-Storytelling-per-professionisti-2.0


 Sabato scorso sono stata ad un workshop sul personal storytelling organizzato da Bergamo Sviluppo. Vi racconto tutto in questo articolo!



Sabato scorso sono stata ad un workshop sul personalstorytelling organizzato da Bergamo Sviluppo. È stato un evento moltosignificativo per me, in quanto ho avuto modo di conoscere moltissimiprofessionisti negli ambiti più svariati e soprattutto approfondire unatematica che mi affascina molto: lo storytelling. 

Ad accompagnare la platea con esercizi e case historyaffascinanti c’erano: Helga Ogliari, consulente personal branding e storytellere Giovanni Dalla Bona, formatore e consulente di comunicazione digitale. 

Oggigiorno, lo storytelling è uno strumento molto importanteper le aziende e per i liberi professionisti, infatti sempre più professionistisi affidano ad uno storyteller per raccontare la loro storia. 

Ma cos’è lo storytelling? 

Per rispondere a questa domanda mi avvalgo dell’ausilio deldizionario, che in maniera chiara lo definisce come "arte di scrivere oraccontare storie catturando l’attenzione e l’interesse del pubblico"ed effettivamente è proprio così! Saper parlare di sè, della propria aziendanel modo più corretto è un vantaggio competitivo. Attualmente, stiamoassistendo ad un’evoluzione che è già iniziatada diverso tempo e che stacambiando le logiche di mercato e quelle comunicative; perciò diventa semprepiù importante riuscire a comunicare sè stessi in modo unico e memorabile. 

E qual’è il modo migliore per comunicare ad un ampiopubblico?

Se ci pensiamo è la cosa più antica del mondo: raccontandouna storia. Una storia come quelle che ci raccontavano quando eravamo piccoli eche ci catturava completamente. Ecco, quando ascoltiamo una storia il nostrocervello rilascia dopamina, conosciuta anche come l’ormone dell’euforia, ed èquesta la ragione per la quale ci piace ascoltare storie. Se poi ci pensate,spesso un insegnamento filtrato attraverso un racconto ci rimane più impressorispetto ad una sua esplicazione semplice e concisa. 

Raccontare ed ascoltare storie, è una nostra caratteristicaintrinseca: Gesù parlava per parabole, da piccoli ci raccontavano fiabe, leregistrazioni istantanee di instagram si chiamano "stories" e infondo (allargandoil cerchio) possiamo dire che il racconto è alla base di tutti i pettegolezzi,i reality show e tanto altro ancora.

Le aziende, soprattutto quelle nel sistema moda, conoscono molto bene questi meccanismi e grazie anche allo storytelling hanno rafforzato i loro brand in un momento così complesso come quello odierno. Perciò, cariprofessionisti, non ci resta che prenderne consapevolezza e iniziare a progettare ognuno la propria storia, ricordando che ogni storia è valida, purché sia vera! 
22/11/2017, 19:00

intervista, Scandella, Alessandra Scandella, fashion, illustrator, illustratrice di moda, illustratrice, moda, milano,



Intervista-ad-Alessandra-Scandella!


 Oggi ho il piacere di intervistare una bravissima illustratrice di moda italiana conosciuta in tutto il mondo per i suoi lavori unici: Alessandra Scandella



Oggi è un vero piacere poter parlare con una bravissima illustratrice di moda italiana. Con i suoi lavori ti cattura, portandoti in un mondo magico, dolce e poetico. Trovo che questo sia il frutto del connubio tra la dolcezza dell’acquerello e il suo tratto inconfondibile. Allora, senza perdere un secondo, iniziamo subito la nostra intervista.

C: Ciao Alessandra, è un onore ed un vero piacere intervistarti. Sei una delle illustratrici di moda piùaffermate oggigiorno e, contrariamente alla tendenza che vede il digitale la nuova frontiera, operi inmodo tradizionale partendo dalla carta e utilizzando come tecnica principale l’acquerello. Com’ènata la tua passione per questa tecnica e cosa ritieni che possa offrire l’acquerello rispetto a dellecolorazioni digitali? 

A: Da sempre ho amato disegnare, è sempre stata la mia passione, sin da piccola, prima era unacosa che facevo per me, stessa poi ho avuto la fortuna di trasformarla in un lavoro. Penso chel’acquerello dia delle emozioni in più’ rispetto al digitale, perché’ è poco controllabile e più’istintivo. Le macchie di colore e il segno a china spesso vengono in modo quasi casuale, e le suetrasparenze suggerisco un mondo magico e non del tutto definito.

C: Sappiamo che vivi e lavori a Milano e che insieme ad altri colleghi hai fondato nel 2004 "StudioContainer" uno studio di coworking dove la creatività è la regina indiscussa, declinata nelle diversesfaccettature dell’illustrazione, del graphic design e del web design. Cosa vi ha portato a crearequesto studio e quali sono, in generale, i lati positivi e negativi del lavorare insieme?

A: Siamo un gruppo di persone che ama lavorare insieme e che desidera portare avanti deiprogetti comuni in cui ognuno può’ dare le proprie capacita’ ed esperienze. Ci si scambiapareri e suggerimenti, ultimamente sto lavorando con alcuni di loro nel campodell’animazione ad acquerello, io mi occupo ovviamente delle illustrazioni e lorodell’animazione.

C: Sarà senz’altro un interessante risultato! 
C: Alessandra, volevo chiederti, nel corso della tua carriera hai lavorato con aziende importanti come Tod’s, Bulgari e molte altre,ma ciò che mi ha colpito è aver saputo che hai partecipato a laboratori d’illustrazione nel carcere diSan Vittore. Come definiresti questa tua esperienza? Quanto, e in che modo, l’arte dell’illustrazioneritieni che aiuti le persone?

A: E’ stata un’esperienza molto importante e toccante per me, spero di essere stata utile. Ildisegno aiuta moltissimo le persone, soprattutto in un momento di difficoltà’, è una forma dimeditazione, serve a esprimere e buttar fuori le proprie emozioni, sia positive che negative.

C: Immagino che il tuo lavoro ti piaccia tanto, e senza dubbio all’inizio è stato difficile imporsi comeillustratrice. Tante volte le famiglie sono le prime che, pur riconoscendo un talento, non incentivanoad intraprendere questa professione. Come è stata la tua esperienza a riguardo? Cosa consiglierestiai ragazzi che si stanno avviando (o che si vorrebbero avviare) alla professione d’illustratore?

A: La mia famiglia mi ha sempre incoraggiato in questo senso, è importantissimo che i genitoridiano fiducia ai ragazzi e non impongano la propria volontà’. Io consiglio di portare avanti leproprie passioni, ma anche di cercare di sviluppare uno stile personale che ti distingua daglialtri, crederci e proporlo, farlo conoscere, in Italia e all’estero.

C: Oggigiorno viviamo in un mondo sempre più frenetico e frammentato, in costante cambiamento, edove ci "dividiamo" tra modalità online e offline. Quanto i social hanno cambiato il mondodell’illustrazione e le dinamiche che lo regolavano? Secondo te, i diritti d’autore sono meno tutelatirispetto al passato?

A: Sicuramente è più’ difficile tutelare i propri lavori, bisogna stare più’ attenti, i social sonopero’ anche il nostro modo di promuoverci e di farci conoscere. Sono uno strumentoimportantissimo che va usato bene.

C: Le tue illustrazioni hanno affascinato il nostro continente e sono arrivate fino in Giappone graziealla collaborazione con l’agenzia Art-Liaison. Al momento stai lavorando ad un importante progettoche uscirà nel 2018 e che vedrà le tue illustrazioni presenti alla mostra Outfit ’900. Raccontaciqualcosa in più su questo tuo nuovo progetto.

A: Abbiamo avuto come studio la grande opportunità’ di curare la parte grafica della prossimamostra che si terra’ a Palazzo Morando, a Milano: Outfit ’900, sulla moda dall’inizio alla finedel 1900, io faro’ le illustrazioni della locandina e degli inviti, è un lavoro che mi affascinamoltissimo e in cui potrò’ utilizzare l’acquerello al pieno delle sue possibilità’, con le suetrasparenze e luminosità’ dovrà’ infatti rappresentare un meraviglioso abito degli anni ’50.

C: Complimenti, deve essere davvero un’opportunità emozionante e sfidante, perciò ti auguriamo tutto il meglio e sicuramente passeremo a visitare la mostra! 

Grazie per essere stata con noi e auguri per tutti i tuoi progetti futuri!

Cari amici, l’intervista termina qui, vi lascio il link del sito di Alessandra Scandella http://www.scandellaalessandra.com/ e aspetto i vostri commenti!
15/11/2017, 19:00



Democraticamente-Blu


 In occidente il blu è uno dei colori più utilizzati e che piace maggiormente. Ma è sempre stato così?



In occidente il blu è senza ombra di dubbio il colore che piace maggiormente. Infatti ci trasmette sicurezza, serietà e umanità. Importanti istituzioni hanno adottato tale colore (si pensi alla bandiera europea o all’ONU) e tantissime sono le aziende con un logo blu (e che spesso operano nel sociale). Il blu è anche "condivisione", non a caso i principali social hanno adottato questo colore (si pensi a Facebook, skype, Twitter), ma è anche il colore adottato dal telefono azzurro; senza dimenticare che è presente nei segnali stradali che ci indicano in che direzione procedere. 

In pratica è un colore democratico, tranquillo, che non crea agitazioni, e anche se per Picasso aveva una connotazione malinconica, per noi è il colore della sobrietà e dell’accettazione incondizionata. I politici vestono spesso di blu, e se si va ad un colloquio si consiglia di indossare una bella cravatta blu. Un grande storico e antropologo, Michel Pastoureau, specializzato nello studio storico del colore, definisce il blu "un colore gattamorta, che non disturba e riscuote l’approvazione di tutti (...) è liquido e dolce. Se ne può fare un uso smodato" [fonte: "il piccolo libro dei colori" ed. Ponte Alle Grazie].

Il blu però inizialmente era il colore degli stranieri e dei barbari. Solo successivamente, con il cristianesimo la Madonna inizierà ad essere rappresentata in vesti di colore blu, perciò legata al cielo e alla luce. Perciò grazie a questo cambiamento religioso, il colore blu inizierà ad essere utilizzato in tutte le sue tonalità e rivalutato dall’opinione collettiva.

Concludo questo breve focus, chiedendovi cari illustratori ed artisti, cosa rappresenta per voi il blu? lo utilizzate spesso o con poca frequenza? Aspetto i vostri commenti


1236

   

Cookiepolicy

©2018 MARIA CHIARA DI NUZZO All artwork are copyrighted and ​all commercial uses are forbidden

Web agency - Creazione siti web Catania